Umberto De Marco ci parla del Potere Personale

Umberto De MarcoOggi è con noi Umberto De Marco, trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Ipnotista. Studioso della vita e del giusto modo di viverla. Da vari anni si occupa di coaching e mentoring per accompagnare le persone attraverso dei percorsi che li aiutino a trovare un proprio senso di direzione e una profonda integrità tra pensiero e azione, il cui effetto è una naturale motivazione verso i propri obiettivi. E’ tra i fondatori di PNL Campania, con cui è impegnato a divulgare la PNL, l’Ipnosi e altre metodologie di sviluppo personale cercando di arrivare al maggior numero di persone possibile.

L’INTERVISTA

 

Chi è Umberto raccontato da Umberto?

Umberto De Marco è un ragazzo (ormai quasi uomo) che ama divertirsi, conoscere cose nuove e, quando è possibile, aiutare gli altri. Sembra troppo poco per descriversi, ma la realtà dei fatti è che tutto ciò che faccio lo faccio alla luce di questi tre punti. Non importa che si tratti del lavoro, di una birra con gli amici o di un viaggio.

Inizi questo tuo percorso a 17 anni, come e perché? Hai iniziato per te stesso o per gli altri?

Ero un adolescente molto solo e spesso e volentieri vittima di bullismo. Mi sono appassionato all’ipnosi perché mi sembrava una buona soluzione ai miei problemi: visto che non avevo i muscoli potevo impormi col cervello. So che detto così non è bello, ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza delle persone che cominciano a studiare queste materie è perché vogliono dominare gli altri. Per fortuna se non si cambia atteggiamento non servono a granché e, quando si è ormai cambiato atteggiamento, di controllare gli altri te ne freghi, visto che sei riuscito finalmente ad avere il controllo su te stesso.

Come è cambiata la tua vita in questi anni di studio e ricerca?

Oltre allo studio e alla ricerca, c’è stata la pratica. Questo trio mi ha aiutato a sviluppare un maggior senso di direzione; come già detto mi ha dato controllo su me stesso, mi ha fatto comprendere cosa voglio davvero (e questa è una cosa che pochi davvero riescono a comprendere, siamo davvero incredibilmente soggetti a volontà esterne) e mi ha donato un sano senso di leggerezza e di ironia che mi accompagna in ogni momento della mia vita.

Ci spieghi in poche parole cos’è la PNL e come e perché utilizzi l’Ipnosi per migliorare gli altri e te stesso?

cassetta degli attrezziLa PNL è una sorta di cassetta degli attrezzi che ha lo scopo di migliorare la comunicazione sia con noi stessi che con gli altri. So bene che, detta così, la definizione è molto generale, ma lo è per poterla far aderire a tutti gli ambiti della comunicazione: dalla vendita alla seduzione, dal comprendere quali sono i propri obbiettivi e perseguirli alla terapia.

Si basa su un approccio alla mente non analitico ma strutturale. La metto alla pane e salame: immaginiamo la mente umana come una sfera di vetro piena d’acqua. Nell’approccio analitico per cambiare un atteggiamento bisognerebbe cambiare la composizione dell’acqua, nell’approccio strutturale invece, basta semplicemente spostare l’acqua da quel contenitore sferico ad uno, ad esempio, quadrato. Questo risulta essere molto più efficiente e veloce rispetto al cambiamento che si desidera.

Anche l’ipnosi è una metodologia comunicativa, il cui scopo però è comunicare non tanto alla parte razionale della mente, ma a quella emotiva. Serve perché, malgrado ciò che molti pensano, la stragrande maggioranza di decisioni che prendiamo (soprattutto quelle importanti) noi le prendiamo emotivamente, la razionalità interviene solo in un secondo momento, quando dobbiamo giustificare a noi stessi e agli altri il perché abbiamo preso proprio quella decisione e non un’altra. Attraverso l’ipnosi quindi è possibile, ad esempio, avere una comunicazione davvero empatica con qualcuno; allo stesso modo è possibile – nell’ambito del coaching – spostare l’attenzione del cliente da un focus negativo ad uno positivo, così come è possibile espandere delle risorse interne al soggetto, risorse che magari neppure sapeva di avere, di modo che siano queste a generare nel soggetto il cambiamento desiderato.

Ora Umberto, vorremmo approfittare della tua presenza per rubarti qualche dritta, partendo dalla presentazione e dal succo di uno dei tuoi libri, scritto con Simona Vitale “Potere Personale”:

“Hai mai avuto la sensazione che ti manca qualcosa? Hai mai provato quel senso di frustrazione del non avere il minimo controllo sulla tua vita? Se è così, devi assolutamente leggere le prossime righe. “Tu hai al tuo interno un infinito potere, una forza incredibile con la quale puoi decidere di avere esattamente il tipo di esperienza che desideri. Solo che certe volte accade che te ne dimentichi. Il quotidiano, il lavoro, le esperienze passate non felicissime te ne distaccano. Ma… il potere non svanisce, è sempre lì, presente al tuo interno, nella tua parte più vera e profonda, solo che… semplicemente ti dimentichi come usarlo.”

Cos’è il “Potere Personale” e perché la vita di tutti i giorni ci porta a dimenticarci non solo il “come utilizzarlo”, ma anche di averlo insito in noi stessi?

In primo luogo, il Potere Personale non ci porta a dimenticarci di averlo, è la vita di tutti i giorni che ci porta a non fare caso a questo incredibile potenziale che abbiamo.

Il progetto Potere personale nasce dalla collaborazione con la dottoressa Simona Vitale. È incredibile come siamo riusciti a creare questa cosa insieme. Siamo persone molto diverse, con studi simili per certi aspetti ma con approcci completamente diversi, stili di vita differenti. Insomma, se ci conoscessi bene, senza mai averci visto interagire, diresti che siamo come l’acqua e il fuoco, incompatibili. Eppure abbiamo una cosa in comune molto forte: la curiosità. Questa curiosità ci ha permesso di avvicinarci e di notare come eravamo arrivati agli stessi risultati ma attraverso metodologie diverse. Così ci siamo chiesti: “E se unissimo le nostre ricerche, cosa ne potrebbe venire fuori?”

È stata una via di mezzo tra un gioco e un esperimento sociale e siamo rimasti colpitissimi come i partecipanti dei nostri seminari ottenevano dei risultati in termini brevi così come nel lungo periodo. Da qui poi è nato un blog, un libro e addirittura un gruppo di pratica e di sviluppo personale che, forse, chi lo sa, se il tempo ce lo consente faremo partire anche quest’anno.

Fatta la dovuta introduzione:

…il Potere Personale altro non è che il Potere che ogni essere umano ha su sé stesso e che gli permette non solo di essere perfettamente centrato nella sua direzione, ma gli dona una capacità di perseguire ciò che desidera in modo naturale, come se fosse sempre al posto giusto e al momento giusto.

Il motivo per cui, però, perdiamo questo potere deriva da tre fattori:

  • La presenza. Diamo così tanta importanza alla nostra realtà interiore (emotiva, intellettuale, spirituale) da dimenticare che siamo un corpo, con delle sensazioni, una realtà fisica e proprio questa realtà fisica è ciò che ci permette di generale quella interiore. Allo stesso tempo lo stare troppo a lungo ad immaginare il passato o il futuro, ci fa perdere la presenza nel qui ed ora. Con questo non voglio dire che lasciarsi andare all’immaginazione è un male, ma come tutto nella vita, quando lo si fa per troppo tempo, si perde il contatto con la realtà.
  • Il senso di unità, con sé stessi e con gli altri. Spesso diciamo: “Mi sento a pezzi”. Oppure: “Mi piacerebbe mettermi a dieta… ma quel pezzo di torta al cioccolato è buonissimo!” Insomma, vogliamo una cosa e il suo esatto contrario. È come se fossimo tanti riflessi proiettati da uno specchio che si è caduto rompendosi in mille frammenti, ed ognuno di questi frammenti ha al suo interno una parte di noi che vuole qualcosa non necessariamente è in armonia con ciò che vogliono gli altri. E poi, ovviamente, ci sono gli altri. Una delle grandi tematiche dello sviluppo personale (per non dire della letteratura in generale) è il rapporto con gli altri. Ci sono addirittura filosofi come Sartre che definiscono gli altri come l’inferno. La realtà dei fatti, però, è che quando percepiamo gli altri come qualcosa di diverso da noi, quando non li accettiamo per quello che sono (che è un concetto diverso dal farli entrare nelle nostre vite) ecco che sperimentiamo ulteriore separazione, e pure questo ci fa perdere potere personale.
  • La capacità di osare. Se il primo punto ha a che fare con il corpo, il secondo con l’emotività, il terzo a me piace pensarlo addirittura spirituale (in un senso che va aldilà di qualsiasi definizione religiosa). La capacità di osare riguarda il sogno, l’immaginazione, il vedere cosa possiamo fare, il vederci mentre compiamo imprese che ci appassionano e, ovviamente, nel fare ciò che è necessario per trasformare tutto questo in realtà. Spesso, però, quando sogniamo qualcosa, abbiamo una vocina che ci dice che è inutile, che non ce la faremo mai, o che tutto ciò è impossibile.

Insomma, nel momento in cui si riescono a ripristinare in modo armonico questi tre punti, ecco che si recupera il Potere Personale e le conseguenze sono incredibili per chi lo sperimenta.

Ovviamente non parlo di una bacchetta magica, l’esercizio ninja che ti trasforma, ma faccio riferimento ad una serie di pratiche e di strategie che, se integrate nella propria quotidianità (e non ci vuole grande sforzo o tempo, è tutta una questione di volontà) portano a migliorare la nostra efficacia, la serenità e ci restituiscono un profondo senso nello stare al mondo.

Molti di noi si sentono come una barca in balia delle onde e non sanno dove barcastanno andando, lasciandosi trasportare dalla corrente “per vedere cosa accade”. Come si fa ad uscire da questo stato ed arrivare a capire qual è la nostra meta?

Il primo passo è fare qualcosa. Non importa cosa.

Non hai idea del numero di persone che sento e dicono: “Ho bisogno di un po’ di tempo per capire cosa devo fare”. E magari hanno detto quella frase anche il mese prima e quello prima ancora. Non capisco perché molti sono convinti che non facendo niente di niente, rimanendo a fare le cose di sempre, possano scoprire ciò che fino ad oggi non hanno scoperto.

Fare qualcosa, invece, è il primo passo per capirsi, specialmente se è qualcosa che non facciamo. E per un motivo molto semplice: nel fare assumiamo nuove informazioni, attiviamo aree diverse del cervello, integriamo parti che prima magari non prendevamo in considerazione.

Ovviamente, in questi casi la domanda è: “Cosa devo fare?” …e la risposta è molto semplice: “Qualsiasi cosa ti appassioni”. Abbiamo scritto tempo fa un articolo particolarmente esaustivo su questo tema: Vai all’articolo.

Quanta importanza ha secondo te il fattore “fortuna” nel perseguire la felicità nelle nostre vite?

dadiDipende cosa si intende per fortuna. Normalmente nella letteratura dello sviluppo personale si parla di fortuna come la capacità di creare tutte le condizioni possibile affinché possiamo ottenere ciò che vogliamo. Il che è un po’ diverso dalla celebre botta di culo in cui, ad esempio, la donna che ti piace da una vita ti bussa alla porta perché si è appena trasferita al piano di sopra ed ha finito il sale.

Alla fine dei conti, però, io lo trovo un fattore inutile. Se lo consideriamo nella prima accezione allora non è neppure fortuna ma una buona pianificazione strategica; nella seconda accezione è semplicemente un fattore che non possiamo controllare, quindi è completamente inutile prenderlo in considerazione.

Una volta individuato il faro, l’obiettivo, come mettere in pratica le azioni per conseguirlo?viaggiatore

Il trucco – che è un po’ la scoperta dell’acqua calda – è essere costanti. Un passo alla volta. Un passo ogni giorno. Per fare questo bisogna imparare a godersi il viaggio, rendendolo divertente, appassionante o spezzettandolo in tantissimi micro-traguardi che, a fine giornata, ci restituiscono in motivazione quel pezzettino di energia che ci abbiamo investito.

Quanto tempo impiegano normalmente le persone ad affrontare, modificare ed utilizzare il loro “modo di fare” per utilizzare al meglio il loro potere personale ed essere in pace con se stessi, i propri obiettivi ed il mondo che li circonda?

I primi risultati considerevoli si vedono dopo un mese, lì dove il soggetto abbia deciso di dedicare al proprio sviluppo personale almeno quattro o cinque ore a settimana (insomma, il tempo che dedicherebbe se atrainingndasse in palestra). Ma, ad esempio, nei corsi di una serata abbiamo visto già cambiamenti di stato molto interessanti. Allo stesso modo abbiamo avuto testimonianze da parte di chi frequenta i full immertion di più giorni di cambiamenti radicali del proprio atteggiamento alla fine del percorso.

Per quanto ciò che più ci ha sorpreso è stato vedere il gruppo di pratica che abbiamo seguito per un anno, ognuno dei quali non solo ha raggiunto i risultati desiderati ma è andato anche oltre ciò che credeva possibile raggiungere.

Per quanto c’è anche un’altra possibilità, quella che la persona che segue il percorso ad un certo punto si renda conto che ciò che vuole non è ciò che desidera davvero e allora fa un’inversione di rotta. E, come accennato, all’interno di questa nuova rotta si rende conto di essere al posto giusto e al momento giusto.

Cos’è la vita per Umberto e qual è il giusto modo di viverla?

La vita è il tempo che abbiamo a disposizione e lo spazio che ci circonda. Il modo in cui decidiamo di utilizzare questo spazio e questo tempo sta ad ognuno di noi. Personalmente mi piace viverla da buon essere umano, tra gioie, dolori, code in tangenziale, serate con amici, viaggi, incontri, dedicandomi allo studio e alla mia parte spirituale ma con leggerezza. Quando qualcosa diventa troppo serio, così serio da generare un certo timore o da desiderare che gli altri provino una sorta di rispetto reverenziale, allora stiamo sbagliando qualcosa.

Il mio motto è: non abbassare la testa di fronte a nessuno e, soprattutto, non permettere a nessuno di abbassare la testa di fronte a te.

Un’ultima domanda: che libri consigli a chi vuole avvicinarsi a questi temi per lavorare su se stesso? …oltre i tuoi ovviamente! 😉

Qualsiasi libro di sviluppo personale che abbia tanti esercizi. Meglio prima praticare e poi comprendere la teoria, altrimenti si finisce come quelli che ne sanno tantissimo ma hanno una vita incasinatissima perché non hanno mai praticato ma esclusivamente studiato. Da questo punto di vista trovo ottimi i manuali di Paul McKenna.

 

GRAZIE UMBERTO e BUONA VITA!!! 🙂

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