Storia di un soffio di vento

Quella che vi voglio raccontare è la storia di un soffio di vento:

La mamma ed il papà di Soffio erano due grandi cicloni che all’epoca della sua nascita amavano scorrazzare per i mari e creare delle onde altissime per poi guardarle andar via lontano, verso gli scogli.

tornado-46793_640

 

15597446-tornado-su-uno-sfondo-biancoEra un po’ come giocare a bowling, loro tiravano le onde verso le navi e verso gli scogli e si divertivano a vedere cadere quello che colpivano. I cicloni si divertono tutti in questo modo. Non sono molto simpatici e non lo erano nemmeno la mamma e il papà di Soffio, ma in qualche modo si amavano.

neptuno_2

Fu proprio nel mare che si videro per la prima volta, fu un colpo di fulmine, si videro da tanto lontano e si piacquero al punto da correre uno verso l’altro per abbracciarsi forte. Quell’abbraccio fu fatale, i due cicloni si unirono in un unico grande ciclone e non riuscirono più a separarsi. Uniti continuavano a correre in mare e facevano sempre gli stessi giochi, ancora con più forza, ma sempre soli. Non potevano avere amici perchè rompevano ogni cosa gli capitava vicino, questo li rendeva un po’ tristi e annoiati ed era proprio per questa noia che giocavano con le onde, era l’unica cosa che potevano fare.

tornado-310431_640Fu così che un giorno, tra un’onda e l’altra i ricciolini di Mamma Ciclone andarono a finire proprio nel naso di Papà Ciclone. Il solletico fu tale che Papà Ciclone fece uno starnuto talmente forte da scaraventare un soffio a chilometri e chilometri di distanza, sulla terra ferma.

I due genitori non si accorsero mai di quel che avevano fatto: il povero piccolo Soffio di vento si trovò ad esser solo, sulla terra ferma, senza una mamma e senza un papà.

Iniziò a vagare solo per la città e come tutti i bimbi andava alla scoperta del mondo. Un giorno passando per una strada per sbaglio fece sollevare un foglio di carta stropicciato da terra, questo lo divertì tanto e cominciò a farne il suo passatempo. 6730433859_37683b3fca_zSoffiava su quel foglio e lo faceva volare in alto, sempre più in alto e sempre più in alto, ma poi questo finì in una pozzanghera e lui, piccolo Soffio, non riuscì più a farlo alzare. Ci provò tante volte ma non ci riuscì. Andò via senza chiedersi tanti perchè, semplicemente quel gioco era finito, ma c’era tanto altro da scoprire.

 

 

Una volta vide una porta aperta ed entrò in una casetta. All’interno c’era una anziana signora appisolata su una poltrona accanto al fuoco, stava facendo cambiare l’aria in casa e si godeva il tepore del camino. Il piccolo Soffio passò dalla stanza e venne catturato dalla strana luce che le tende facevano scodinzolando dalle finestre, così si avvicinò e venne risucchiato da quella finestra che lo rincorse non appena lui passò; si chiuse forte al suo passaggio e fece un bruttissimo tonfo lasciandolo chiuso fuori.

Anche questa volta Soffio capì che quel gioco era finito e ancora una volta si ritrovò in strada alla scoperta del mondo.

Passò un giorno ancora, pioveva e Soffio decise di voler volare tra le gocce di pioggia, volò alto e andò verso la spiaggia dove arrivavano delle onde fortissime, non avrebbe mai immaginato che forse quelle onde venivano lanciate proprio da mamma e papà Ciclone che in quel modo si divertivano ad ammazzare la loro noia. Anche Soffio era solo e si annoiava adesso, ma lui non poteva nemmeno giocare a bowling con le onde perchè era solo un piccolo soffio di vento.

Vagò tutta la notte, i soffi di vento non dormono e non mangiano, loro possono solo vagare e non riescono nemmeno a star fermi per riposarsi un po’, se stessero fermi cesserebbero di esistere e per questo sono destinati a muoversi per sempre, a volte senza scopo.

Era tanto triste soffio, si sentiva solo, solo di una solitudine che ormai conosceva fin dalla sua nascita, una solitudine che gli sembrava ormai normale.

arcobalenoPasseggiava solo sulla spiaggia e non sapeva più come fare per passare il tempo, ma poi un giorno la pioggia cessò di cadere e vide una cosa che non aveva mai visto, l’arcobaleno. Cercò di rallentare per poterlo vedere il più possibile, con i suoi pochi colori e le tante sfumature che era capace di disegnare nel cielo. Anche stavolta però le onde e le nuvole sparirono ed il mare si calmò, purtroppo però sparì anche l’arcobaleno e Soffio diventò di nuovo triste. Passarono ancora vari giorni e in uno di questi Soffio vide una strana cosa, tanti bimbi scesero in spiaggia e portavano con loro delle strane cose colorate, che non aveva mai visto, il materiale era lo stesso di quel vecchio foglia di carta, ma i colori erano belli come quelli dell’arcobaleno. Erano aquiloni!

soffio di ventoI bimbi iniziarono a correre e questi strani rombi colorati volavano in cielo per un po’ lasciandosi dietro le lunghe code colorate. Ancora una volta Soffio si fermò a guardare e cercò di rallentare il passo, ma ad un tratto proprio da dietro le sue spalle sentì tanti piccoli fischi, erano proprio tanti piccoli soffi di vento come lui che si rincorrevano e facevano la gara a chi correva più forte.

Si stropicciò gli occhi, non ci credeva, ma era proprio vero, non era il solo soffio di vento della città. I piccoli soffi si tuffarono in quell’oceano di colori e proprio come lui faceva col suo pezzo di carta li portavano in alto, sempre più in alto.Aquiloni Decise di farlo anche lui e all’improvviso si trovò a roteare nel cielo tra tutti quei colori. Non riusciva bene all’inizio, non aveva capito bene come usare la sua coda e come tornare indietro senza far cadere gli aquiloni, ma poi capì e giocò fino a sera coi bambini e con i piccoli soffi di vento, quel giorno e tanti altri ancora.

Fu così che Soffio scoprì di non esser solo e che anche lui che non era così forte come un ciclone, col suo soffio delicato poteva giocare con i suoi nuovi amici. La sua delicatezza gli permetteva di giocare coi bimbi d’estate e poi con i suoi compagni d’inverno, con i fiocchi di neve e con gli spruzzi d’acqua delle fontane o con i vestiti stesi sui balconi ad asciugare.

Si dice che ancora oggi quando si sente un soffio di vento fischiar forte, di notte… beh, quello è proprio Soffio che gioca con i suoi compagni, a volte con un pezzo di carta e altre volte a rincorrersi per far a gara a chi arriva primo alla fine della strada. [Tratto da Un Bardotto purosangue]

 

Lucariello

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.