Scusa… non ho capito!

Ho letto abbastanza nella mia vita, un po’ per studio un po’ per ingannare il tempo (anche al bagno per capirci).  Leggere1Ho avuto modo di leggere di Nash (sui libri di economia, non solo al cinema), uno che da una maxi tabella di numeri tirava fuori informazioni; mi sono appassionato al visual data mining, tecnica per poter riconoscere informazioni nei dati rappresentandoli graficamente. Ho letto e visto serie tv su Ekman e su come la nostra comunicazione è fatta non solo di parole. Qualche pillolina di PNL me la sono goduta, ma non solo quella “commerciale”, anche e soprattutto quella che studia il come le parole ed il linguaggio programmano la nostra mente e contagiano i nostri comportamenti e la nostra fisiologia, per comprendere se e gli altri.  Poi si inizia coi libri da passatempo, di cui ho fatto scorpacciate…Comunicazione efficace, Il leader comunicatore, il galletto vallespluga nel regno di Amadori (ovviamente di fantasia), tutti argomenti molto in voga al giorNon ho capitono d’oggi. Il concetto che meglio riassume il pensiero di questa gente è: In un processo comunicativo, l’efficacia dipende dal comunicatore attivo, non da quello passivo. Praticamente se non si viene capiti è colpa di chi parla, non di chi ascolta. Potrei essere d’accordo. Sono anche d’accordo con un Roberto Re, che nei suoi seminari dice che “se parlo ad un bambino, devo abbassarmi al suo livello e parlare come un bambino, altrimenti non mi capirá”.

Ahhh, si! C’è anche un grande Velasco, ve lo ricordate? Lui dice che in una squadra di volley, lo schiacciatore che sbaglia un tiro spesso si lamenta con l’alzatore ed a cascata ogni giocatore darà la colpa al suo compagno, fino a dare la colpa ai fari di illuminazione del campo. Velasco, però giustamente dice: se ti alzano una palla e sei capace tu quella palla la prendi e la schiacci dentro! Il buon giocatore prende una palla di merda e la trasforma nel miglior tiro mai visto. Un buon schiacciatore, prende una palla alzata male e la risolve.velascoBene, allora a tutti quelli che di queste singole tecniche, di queste singole frasi ne fanno ogni giorno una risposta alle loro deficienze di comprensione e di volontà, senza mai cercar una giusta visione d’insieme, dico la mia:

Se voglio essere efficace devo sforzarmi di farmi capire. Se voglio farmi capire da un bambino, mi abbasso al livello del bambino. Questo però non vuol dire che chi non capisce va scusato a prescindere. Il bambino è un bambino, l’adulto che non capisce poche parole chiare, non capisce per qualche ragione. Secondo me le questioni possono essere varie e su queste bisogna lavorare:

  • non ascolta;
  • non conosce l’argomento di cui si parla;
  • non conosce bene la lingua che parliamo;
  • ha delle capacità di processare le informazioni limitate.

Quelle che elenco sopra non rappresentano attacchi, offese o critiche a chi non capisce, ma cose su cui questi dovrebbero lavorare, se ovviamente chi parla comunica in modo corretto.

Tirando le somme, se chi parla non si fa capire è colpa sua, ma se dall’altra parte potesse trovare uno che conosce bene l’argomento, che ha buone capacità di comprensione e di analisi (dati, parole, fisiologia), questo prenderebbe quella maledetta palla e la schiaccerebbe dentro.

Forse quando non si viene capiti si è scelto la persona sbagliata con cui parlare, forse quella persona occupa un posto sbagliato. Anche se ci si sforza di essere capiti, a volte stiamo parlando con uno che non conosce l’argomento e che difficilmente ci aiuterà a trovare velocemente delle soluzioni o ad aggiungere informazioni alla comunicazione. Se devo spiegare quello che dico, sto avviando una comunicazione unidirezionale. Magari ci saranno delle domande, ma spesso è solo chi ascolta a trarre vantaggio da questa conversazione. Questo ha senso se devo formare qualcuno, non se devo avere un dialogo costruttivo.

Io adoro chi da due parole, capisce quello che vuoi dire… sono pochi purtroppo, perchè viviamo in un mondo dove chi non ha molta volontá si nasconde dietro un “non ho capito”.

Non siamo tutti dei Nash o degli Ekman, che da poche informazioni traggono conoscenza. Ma rispetto solo chi si spacca il sedere per cercare di avvicinarcisi.

non ho capito

(Un giorno da Luca deluso, qualche anno fa…)

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