Paradiso o inferno? L’ approccio algebrico.

Molti di noi si chiedono il giorno del loro giudizio dove andranno a finire: Paradiso o Inferno?

 

Giudizio universale

Nell’escatologia dello zoroastrismo dopo la morte corporale, l’anima della persona attraversa un ponte (Chinvato Peretu) sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Il risultato decide il destino dell’anima: Paradiso o Inferno.

 

FILOSOFANDO MI CHIEDO: e se la pensassimo come un piccolo calcolo algebrico?

Ovviamente come per ogni modello, partiamo da assunti/ipotesi e poi passiamo ad indagare. Spero riusciate a gustare questa semplice e piccola idea allo stesso modo in cui io mi sono deliziato a scriverla, rispondendo alla domanda:

Algebricamente parlando – GLI SFORTUNATI ANDRANNO IN PARADISO?

 

Veniamo ora ai postulati del modello:

 

  • I dieci comandamenti sono le direttive da rispettare per andare in paradiso;
  • I dicei comandamenti hanno la stessa impoartanza;
  • Si potrebbe aggiudicare il paradiso chi osserva almeno 6 dei comandamenti (ottiene quindi la sufficienza), magari con un passaggino in purgatorio, ma senza passare l’ eternità a soffrire.

 

Esaminiamo ora i 10 comandamenti:

 

i dieci comandamenti

Questo modello assume che il primo, il secondo, il sesto e il nono dei comandamenti non sono impattati da questioni sociali, o almeno in modo molto lieve. Gli altri sei invece sono fortemente influenzati da variabili che il soggetto non ha potuto controllare direttamente, ma che il caso o il fato gli hanno assegnato alla nascita.

Nel giudizio finale quindi, tali comandamenti, devono avere un peso diverso tra soggetto e soggetto proprio per tenere in considerazione quelle variabili che facilitano o rendono più difficile rispettarli, ad esempio:

  • reddito della famiglia;
  • luogo/contesto di nascita;

(Non ho voluto considerare la bellezza fisica nel modello, ma potrebbe avere la sua parte).

Un nato in una famiglia violenta e/o in un contesto di povertà, di sicuro non passerà molto tempo a santificare le feste perché avrà da pensare a come procurarsi da vivere; probabilmente onorerà poco il padre e la madre che lo picchiano un giorno sì e l’altro pure; ucciderà perché vive in un contesto in cui deve difendersi; ruberà per sopravvivere; dirà falsa testimonianza perché deve salvare la pelle e tenere in conto minacce e vendette; desidererà la roba d’altri perché non può permettersela.

Per uno che nasce in un contesto pacifico e benestante non è poi così difficile rispettare tutte queste direttive. Non ha bisogno di lavorare, non ha bisogno di procurarsi cibo, non ha bisogno di rubare, ha tanti di quei soldi che la roba d’altri non gli interessa affatto altrimenti l’avrebbe già comprata… etc etc…

 

Detto questo, il peso p per i sei comandamenti che dipendono da questioni sociali va da 0 a 1: assegniamo il valore 0 al comandamento da rispettare per lo sfortunato totale, per lui sarebbe talmente difficile rispettare il comandamento a causa di quel che gli è stato fornito alla nascita che non si tiene in considerazione affatto (a meno che non lo rispetti). In tutti gli altri casi il peso p vale 1.

 

Chiediamoci ora qual è la differenza per lo SFORTUNATO TOTALE e diamo una risposta alla nostra domanda: Algebricamente parlando – GLI SFORTUNATI ANDRANNO IN PARADISO?

 

La formula  per il calcolo della sufficienza, secondo il modello risulta quella che segue, ricordiamo che partiamo dall’assunto che per andare in paradiso serve la sufficienza:

 

 1Non avrai altro Dio fuori di me +
 2Non nominare il nome di Dio invano +
 3Ricordati di santificare le feste * p +
 4Onora il Padre e la Madre * p +
 5Non uccidere * p +
 6Non commettere atti impuri
 7Non rubare * p +
 8Non dire falsa testimonianza * p +
 9Non desiderare la donna d’altri +
 10Non desiderare la roba d’altri * p =

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?TOTALE?

 

 

paradiso o inferno

Per lo “sfortunato completo”, quello per cui il peso p è pari a zero per tutti i comandamenti “variabili” è come se i comandamenti rimanenti, quelli che influiscono sul calcolo, fossero soli 4. Per ottentere la sufficienza lo sfortunato totale deve rispettare 3 comandamenti su 4, ovvero il 75%. Ha però la possibilità di rispettarne altri sei di riserva (quelli variabili, che in caso positivo assumerebbero comunque significato, magari maggiore).

Per il “fortunato di nascita” i comandamenti considerati nel giudizio restano 10 su 10. Per ottentere la sufficienza deve rispettare 6 comandamenti su 10, ovvero il 60%, non ha altri casi di riserva.

 

 

Ovviamente questo piccolo articolo non vuole offendere nessuno… si parla solo di filosofia e algebra… in effetti come vedete non si arriva a conclusioni certe e il dilemma tra paradiso o inferno resta insoluto 🙂 spero però vi siate divertiti e sia stato in grado di stimolare i vostri pensieri.

 

Fate i bravi!

 

 

 

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