La scatola della vita: cosa conterrà?

scatola della vita

La scatola della vita

 

Alberto, figlio di un impiegato, un ragazzo nor

malissimo, andava ogni anno con la famiglia a casa di sua nonna per le vacanze. La nonna aveva una casetta al mare niente male! Aveva risparmiato una vita per comprarla e ci passava gran parte delle sue vacanze a riposarsi e rigenerarsi dalla vita cittadina di un anno intero.

La mattina uscivano tutti insieme dopo la colazione, facevano il bagno, prendevano il sole e poi con la pelle ancora rovente, dopo pranzo si giocava tutti a Monopoli 🙂

Alberto non era un grande giocatore e la maggior parte delle volte era il primo ad uscire dal gioco, non so se lo conoscete: I giocatori competono su un tabellone di 40 caselle, sulle quali si spostano in base al punteggio del lancio di due dadi. Lo scopo è quello di guadagnare denaro acquistando, affittando e commerciando vari tipi di proprietà mediante denaro finto. Anche se abbastanza semplice nella struttura, esso è la rappresentazione delle principali variabili di un sistema economico reale che dipendono: da un lato dalla bravura dell’imprenLa scatoladitore, dall’altro dal caso e dall’incertezza del gioco (della vita), che può creare opportunità o questioni da risolvere, secondo quella che è la bravura di chi la vive (o di chi la gestisce). A dar maggiore importanza all’imprevisto, al caso… ci sono due mazzetti di carte, che quando si cade su alcune caselle vanno scelte dal giocatore. Il nome dei due mazzetti è “Imprevisti” e “Possibilità”, queste possono offrire una serie di buone notizie o di imprevisti meno simpatici, che stimolano il giocatore a far del suo meglio per trasformare tutto in opportunità o, al massimo, limitarne i danni degli imprevisti.
Dimenticavo… Lo scopo del gioco è quello di mandare tutti gli altri individui in bancarotta, guadagnando tutti i loro soldi, una cosetta da nulla…

Il nostro Alberto non aveva proprio capito come funzionava questo gioco e si ritrovava sempre a perdere tutto ed uscire prima degli altri, passando ore intere sotto un albero. Al fresco, attendeva nel giardino che gli altri finissero di giocare e poi finalmente tornavano tutti insieme al mare a fare il bagno serale, con un tramonto che ogni sera faceva commuovere almeno uno dei componenti della famiglia.

Ogni anno Alberto tornava a casa con il ricordo di quelle giornate passate sotto l’albero ad aspettare, fino a quando un giorno decise di leggere bene le regole del gioco ed allora, documentandosi, scoprì che quel gioco prendeva il suo nome dal concetto economico di monopolio, un mercato in cui un singolo operatore ha il dominio incontrastato. L’anno dopo tornò dalla nonna e le raccontò quello che aveva scoperto, la nonna gli disse: << BRAVO! Ora che hai capito come funziona, potrai fare molto meglio! >>.

Quell’anno Alberto cominciò a giocare aggressivamente, aveva capito che lo scopo del gioco era comprare tutto quanto poteva e che poi pian piano avrebbe recuperato il denaro investito successivamente. Quell’anno non restò mai solo il pomeriggio, quell’anno non aspettò gli altri sotto l’albero nel giardino… quell’anno si godeva il sole del tramonto col volto fiero e con la voglia di ricominciare subito una nuova sfida per dimostrare a tutti che studiando il meccanismo, era diventato il più bravo di tutti!

L’ultimo giorno di vacanza Alberto vinse per l’ennesima volta, era felicissimo quell’estate… allora la nonna lo chiamò e gli disse:

<< Figliolo, prima di partire, quest’anno, voglio insegnarti una cosa che ti servirà nella vita e su cui magari potrai spendere qualche attimo a pensare, questo inverno. Ecco: Vedi i tuoi soldi? Vedi tutte le case ed i terreni che hai comprato? Hai visto quanto tempo hai impiegato per conquistarle? Bene! Adesso tutto quanto torna nella scatola! Queste cose erano qui prima che tu arrivassi, sono state qui mentre ci giocavamo e saranno qui anche dopo di noi. Non dimenticarlo mai! >>. Quel pomeriggio, Alberto volle andare a salutare il suo albero, quello che negli anni precedenti lo aveva tenuto al fresco nei momenti di attesa. Poi l’inverno arrivò e tutti tornarono in città, ma quella scatola piena non abbandonò mai i pensieri di Alberto… ormai sentiva che la sua scatola della vita si riempiva e questo gli faceva paura e piacere allo stessto tempo.

Lucariello

 

 

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