Serendipità in 7 mosse: Il principio è il fine…

Serendipità

Il termine serendipità è un neologismo che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista

 

dubbio

…ma cosa ha a che fare con noi?

 

 

 

Serendipità

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore […]: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo

Ray Bradbury

Stando a questa massima, il principio di tutto, quel che ci rende appagati ed in qualche modo felici è il fine, l’obiettivo della nostra vita, il creare qualcosa… ma cosa?

Quante volte ci siamo chiesti quale sia “il fine” solo le calcolatrici lo sanno, perchè di certo non possiamo contarle sulle dita di una mano.

Ci ho ragionato spesso: determinato il nostro fine, quel che vogliamo ottenere, non ci resta che fare in modo di perseguirlo. Bisogna stare attenti però:

mentre scrivi un libro, decidi il più delle volte un titolo provvisorio, sai quel che ti stai domandando e che vuoi raccontare, ma non lo sai definire ancora e di certo non sai dargli un nome. Nei giorni ispirati scrivi delle pagine ed in quelli fermi correggi le bozze, alla ricerca di ispirazione.
Allora perchè nello scrivere il libro della nostra vita vorremmo già conoscere il titolo, l’indice e anche che ringraziare per la sua stesura?

Bisognerebbe fare lo stesso nella vita: scrivere il presente, ispirarsi guardando all’esperienza e capire il fine esatto, gli eventi e le persone da ringraziare solo alla fine.

LA SERENDIPITÀ

 

Succede spesso a chi fa ricerca, e non solo, di imbattersi in delle scopfiglia del contadinoerte che non aveva messo in conto. Questa cosa come abbiamo visto ha un nome, si chiama serendipità (dall’inglese “serendipity”). Uno scienziato, tale Julius Comroe Jr. una volta la descrisse simpaticamente come “cercare l’ago nel pagliaio e trovarci invece la figlia del contadino“.

Fleming ad esempio scoprì il primo antibiotico, la penicillina, mentre stava compiendo delle ricerche su alcune malattie delle vie respiratorie. Un fungo microscopico – il Penicillum notatum – invase le colture di microbi che stava usando per le sue ricerche e poté così osservare che le sostanze prodotte da questi funghi impedivano la crescita dei batteri, anzi li distruggevano. Questa scoperta casuale ha reso possibile debellare malattie un tempo incurabili.

Detto questo mi chiedo:

Perchè dare un nome al progetto della nostra vita se, cercando, possiamo imbatterci in imprese molto più grandi di quel che pensiamo?

Forse non è tanto importante il dove o il come ci si sta andando, l’importante è il viaggio, aprirsi al mondo come una spugna alla ricerca della serendipità, sperare di incontrare la figlia del contadino, non porsi limiti o paletti definiti da un titolo o da un fine.

Il fine è la ricerca stessa, ed è la consapevolezza di questo a renderci liberi da gabbie, preconcetti e schemi mentali che limitano le nostre scoperte e la nostra felicità.

COME FARCI TROVARE DALLA FIGLIA DEL CONTADINO?

Secondo alcuni sono sette i fattori su cui possiamo far leva per permettere più facilmente alla figlia del contadino di trovarci, nei vari momenti della nostra vita:

1) Gestire situazioni di panico con senso dell’umorismo ed autoironia in modo da rallentare il respiro e calmare le emozioni

Sappiamo bene che nei momenti di panico tendiamo ad agire d’impatto e senza ragionare, questo non è cercare la serendipità. Anzi: Questo non è cercare!

E’ importante restare “coscienti” e fare le nostre scelte in modo razionale. Autoironia e umorismo ci aiutano a guardare le cose in modo distaccato, ad un livello superiore. Lo stesso Einstein diceva: “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati“;

2) Riflettere sulle esperienze passate per eliminare la paura, riguadagnare coraggio e costruire fiducia in se stessi

In questo senso frasi e citazioni fanno molto comodo. In America esiste una frase molto usata dalle persone per portare conforto in momenti difficili. La frase è “I’ve been there”, letteralmente “Ci sono stato”. Possiamo dirla a noi stessi: “E’ già successo e ne sono uscito, ora di cosa ho paura?”. Trovate le vostre frasi per i momenti di difficoltà e utilizzatele;

3) Non mettere troppe energie nelle cose che non si possono cambiare

A volte bisogna fissare delle priorità e per quanto si pensi che “per raggiungere le nuvole bisogna puntare alle stelle”, è anche importante abbandonarsi al proprio contesto reale e pensare a come far andare le cose nel modo che realisticamente vorremmo. Volare con i piedi per terra non è così male, soprattutto quando ci permette di volare non solo con i pensieri, ma anche nella realtà;

4) Imparare a giocare al “gioco delle possibilità” e chiedersi “Cosa accadrebbe se…?” per la maggior parte degli eventi che ci circondano

Fare simulazioni mentali è importantissimo, ci aiuta a capire cosa potrebbe accadere nei vari scenari e così giocare d’anticipo. Un po’ come il giocatore di scacchi che prima di fare la sua mossa considera le possibili contromosse dell’avversario e di conseguenza gioca già 4 o 5 mosse avanti. Fare simulazioni mentali ci aiuta anche a ragionare su ulteriori alternative ed a capire cosa potrebbe funzionare e cosa no, cosa importantissima per rispettare il punto precedente;

5) Ricercare il tesoro nascosto nelle avversità

“Cosa guadagno da questa esperienza?  Una lezione appresa, una intuizione o un maggior grado di comprensione dei fenomeni? Tutte le esperienze ci insegnano qualcosa e come disse un certo Gardner “ci troviamo continuamente di fronte a una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili”, bisogna solo guardarle da angolazioni diverse ed esse verranno fuori… sia le soluzioni che le opportunità!

6) Impegnati nel FARE. Non perdere troppo tempo a pianificare

Identifica il primo passo da fare e FALLO! Sentiti libero di chiedere aiuto, ma assumiti i tuoi rischi; sii disposto a commettere errori e qualche volta anche ad essere visto come uno sciocco. Si dice che “un uomo che ha un’idea nuova è uno svitato finché quell’idea non ha successo” (Mark Twain). Sii pronto a sembrare sciocco, la maggior parte di coloro che hanno fatto cose grandi lo sembravano quando gli altri non riuscivano ad immaginare quello che avevano in mente.

7) Ascolta la tua piccola voce

Lasciati toccare dalla tua saggezza interna e fidati del tuo intuito. Come ben sai la nostra mente non sempre ragiona alla luce del sole ed in un modo che a noi sembra chiaro. A volte ragiona di notte, altre volte mentre guidiamo. In qualche modo arriva a delle soluzioni che spesso dimentica di dirci. La tua “piccola voce” è proprio il sussurro della mente, che ti consiglia e ti regala intuizioni e ispirazione su cose che non riesce a spiegarti in modo razionale.

 

Detto questo, vai nel mondo e goditela! La serendipità lavorerà per te!

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Dimenticavo…

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contadino arrabbiato

…ATTENTO AL CONTADINO!!!!

 

 

 

 

 

 

Qualche consiglio:

    

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