Condannato a vita. Storia di ipocondria e precariato

Vincenzo Carbone

 

Vincenzo Carbone è uno scrittore, consulente e docente di comunicazione web. Vincenzo cammina con i piedi ben saldi al terreno, tuttavia non mette i suoi sogni nel cassetto…

 

Chi è Vincenzo Carbone?

Faccio il consulente e docente di comunicazione web. Sono uno scrittore. Abbastanza razionale da sapere che con la scrittura non si mangia. A meno che tu non sia un genio. E io non lo sono!

Quando nasce la passione Condannato a vitaper la scrittura?

Con la lettura. Leggere e scrivere procedono in parallelo. O meglio, dovrebbero. Chi scrive senza leggere è come chi fa sport senza allenarsi. Ho cominciato quando lavoravo in un’azienda, per frustrazione. Fuggivo da una realtà che mi spegneva lentamente la creatività.

La reputi una professione?

Sì, se sei un genio. E il fatto che io lavori in un altro settore risponde alla domanda “Sei un genio?”

Raccontaci il tuo libro: come e quando nasce? CopertinaCarbone

Condannato a vita. Storia di ipocondria e precariato ” nasce dopo alcuni racconti scritti e pubblicati in raccolte di case editrici nazionali. Volevo misurami con un romanzo per capire se fossi in grado. E’ stata dura ma ce l’ho fatta. Ho voluto raccontare, con ironia, la precarietà a 360 gradi della nostra generazione (dai 25 ai 40 anni): tutte le fissazioni, i difetti e anche alcuni pregi.

Il personaggio principale, Lorenzo, vive limitato dall’ipocondria. Il cibo, l’igiene, il lavoro, gli spostamenti, il sesso: tutto è un problema a cui pensare ossessivamente. Viviamo la sua routine fatta di paranoie e gabbie emozionali, arrivando a riderne pur provando pena. La “voce dell’ipocondria” suona nella sua testa e ci appare in tutta la sua feroce invadenza. Un evento inaspettato lo porterà, contro la sua volontà, ad affrontare la vita reale mettendo a dura prova la spessa corazza che lo difende da tutte le emozioni, positive e negative.

Hai scelto di pubblicare tramite una casa editrice, ci racconti la tua esperienza?

Il mondo degli editori italiani è pieno di cialtroni che chiedono soldi. Il ruolo dell’editore è quello di credere (o non credere, naturalmente e nella maggior parte dei casi) in uno scrittore, facendo un editing anche radicale. Invece molti leggono distrattamente qualche pagina e propongono la stampa, chiedendo soldi allo scrittore (aspirante tale), fino a migliaia di euro, da restituire “alla 501esima copia venduta”. E’ un raggiro spaventoso.
Io ho trovato un editore di Roma che, senza promettermi mari e monti, ha pubblicato il mio libro senza chiedermi nulla. Non è stato facile, ho rischiato di rimanere inedito. Ho resistito alle tante offerte di sedicenti editori.

condannato a vita

Come promuovi il tuo libro, dai qualche consiglio ai lettori che vorrebbero pubblicarne e promuoverne uno al pubblico?

Mi muovo sui Social Network, con cui lavoro. Non ci sono altre strade. Purtroppo in Italia si vende solamente con una copertura dei media tradizionali come stampa, tv e radio ( o se sei un genio, vedi sopra). Ma è molto difficile arrivarci.

Cosa pensi del self publishing? Sceglieresti questa modalità per una tua prossima pubblicazione?

Penso sia una via di mezzo tra la pubblicazione a pagamento e quella con l’editore. Io preferirei non pubblicare piuttosto che il self publishing perché mi darebbe l’idea di aver stampato e non pubblicato, senza un editore che fa editing e che mi aiuta nella vendita e la promozione.

Un libro nel cassetto? E sul comodino di Vincenzo che libri potremmo trovare?

Sto pensando da tempo a un secondo romanzo ma al momento sono troppo occupato a leggere e a lavorare per vivere. Ho finito la bibliografia di Fante, Nothomb, Welsh e sto rileggendo qualche classico.

 

CIAO VINCENZO! Lasciamo a te la parola:

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