Il bambino che non voleva parlare: la realtà dei fatti!

Vi racconto con parole la storia di un bambino che non voleva parlare, perchè di parole lui non ne voleva sapere:

 

parlare_bambiniC’era una volta il tal Bambino che non voleva far parola con nessuno. Aveva tre anni e mezzo e per quanto tutti lo forzassero a parlare, il suo dizionario era composto solamente di: “mmmmh”; “no” e “papà”.

Questo bambino sembrava un piccolo ometto, era maturo per la sua età e non amava chiedere a nessuno per le cose che voleva. Se aveva sete lui si alzava e andava a prendere l’acqua, a volte rompeva il bicchiere ed altre volte versava l’acqua sul tavolo, in quel caso lui gridava “Nooo!”, ma quasi sempre in tutta autonomia faceva quel che doveva e tutto soddisfatto se ne tornava a giocare tra i suoi pensieri.

Tutti erano preoccupati, un bambino così intelligente che non voleva parlare doveva avere dei problemi, forse qualche strana malattia. Fece quattro anni e nessun’altra parola si aggiunse al suo dizionario fino a quando un bel giorno iniziò a parlare.

Il giorno che iniziò a parlare, di parole ne diceva tante e quasi quasi i genitori preferivano il tempo in cui non lo faceva. Non versava più acqua sul tavolo e beveva molto spesso perchè la sua gola per le tante parole che diceva era sempre secca. Crebbe velocemente, andò a scuola e poi all’università e spesso i genitori e le altre persone più grandi gli raccontavano la sua storia e del piccolo “Bambino che non voleva parlare”, a parte le sue tre parole: “mmmmh”, “no” e “papà”. Adesso invece di parole ne sapeva tante e anche lui si chiedeva perchè da bambino non voleva dir parole.

Un giorno il tal Bambino ormai cresciuto, medico di professione, stava visitando Mauretto, un giovanotto accompaganto da suo nonno. Mauretto aveva bambino che non vuole parlarequattro anni e il nonno lo aveva accompagnato dal dottore per una brutta tosse che quasi non gli permetteva di respirare. La visita iniziò come al solito, il medico disse: “Dici trentatrè!”, mentre appoggiava il freddo stetoscopio sulla schiena del bambino, ma il nonno disse: “Non risponderà mai, lui non parla”.

Il dottore capì che quel bambino era come lui e volle rassicurare il nonno raccontandogli la sua storia. Il nonno gli chiese: “Si è mai chiesto perchè da bambino non voleva parlare?” e il dottore: “No?!? Forse crescevo meno in fretta degli altri bimbi”.

Il nonno sorrise e gli raccontò una storia:

 

“Una volta non c’erano parole, e tutti gli uomini parlavano tra loro coi pensieri. Se volevo dire una cosa a Tizio o a Caio bastava pensarla e Tizio o Caio avrebbero capito. Oggi qualcuno la chiama telepatia, ma all’epoca era normale e nessuno si sforzava di parlare, non ce n’era bisogno.

Poi un giorno tutti iniziarono a lamentarsi, insomma, non si poteva pensare qualcosa di qualcuno, che questo lo sapeva… certo era comodo, non esistevano telefoni, non si scrivevano lettere e non si parlava, ma ci voleva poco per sbagliarsi e molto spesso si litigava.

Fu cobambino che non vuole parlaresì che, lamentati oggi e lamentati domani, si decise che nessuno potesse più comunicare coi pensieri.

Da quel giorno ci si dovette impegnare a trovare nuovi modi per comunicare, così si inventò la parola e la scrittura.

Oggi quando i bambini nascono non sanno che non possono comunicare coi pensieri, fino a poco prima della nascita lo fanno con la mamma e tutto va bene, ma appena dopo la nascita comunicare coi pensieri non funziona più. Spesso riescono a leggere i pensieri altrui ma i loro non li capisce nessuno, così piangono e si lamentano. Alcuni bambini capiscono molto tardi che non possono comunicare coi pensieri e fino ad allora si fermano, ti guardano e “ti pensano”, ma noi non siamo in grado di capire. Con la mamma resta un legame speciale ed è per questo che a volte non pronunciano il suo nome, spesso la mamma li capisce anche se non parlano. Poi un giorno iniziano a parlare chiamando il papà, dicendo “No!” e pronunciando “mmmmh” per ogni emozione che ha bisogno di un accompagnamento sonoro. Vedono che questo funziona e quando finalmente si rassegnano al fatto che nessuno sa comunicare coi pensieri decidono di imparare le parole.”

E poi il nonno al dottore: “Ora capisce perchè lei era un bambino che non voleva parlare? Ma visto che poi ha deciso di iniziare a farlo, mi dica, cos’è questa brutta tosse?”

 

Lucariello

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.